Da “L'Amico della famiglia" -
Luglio 2003
50° Anniversario di ordinazione sacerdotale di don lino magni
Abbiamo
negli occhi e nel cuore il ricordo vivissimo di intense giornate vissute da
tutta la comunità per festeggiare il cinquantesimo anniversario di ordinazione
sacerdotale del nostro caro parroco don Lino.
Ricordiamo
le due serate introduttive presso il Cineteatro di Santavaleria, la prima con
don Lino, una volta tanto protagonista, che ci ha raccontato la sua vocazione e
la sua esperienza sacerdotale e la seconda con quattro insigni oratori che hanno
sottolineato l’importanza della figura del sacerdote e come è cambiata la sua
figura nell’ultimo mezzo secolo di storia civile ed ecclesiale.
Sabato,
proprio il giorno dell’anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Lino
avvenuta il 28 giugno 1953, si è
tenuto in Santuario un concerto di
musica classica con il quintetto Telemann, che suonavano facendo uso di strumenti originali del Settecento. La serata di musica,
sicuramente per intenditori quale è don Lino, che sappiamo essere un grande
esperto in questo campo, è stata offerta dell’amministrazione comunale, che
era anche presente alla serata rappresentata dal Sindaco e da alcuni membri
della Giunta ed inoltre era presente, a significare la presenza di tutta la
comunità ecclesiale della città di Seregno, anche
Monsignor Silvano Motta.
Anche domenica mattina don Lino è stato accompagnato, sulle note festose della Banda di Paina, dalle autorità e da altri sacerdoti presenti verso il piazzale della Madonnina, dove lo attendeva la comunità parrocchiale; poi in corteo festoso, con il lancio di palloncini colorati, sul piazzale del Santuario, dove sul portale centrale della chiesa era stato posto il cartello recante la scritta: “La comunità festeggia don Lino nel 50° di sacerdozio” . Don Lino, visibilmente emozionato, insieme a Mons. Silvano Provasi, vicario episcopale per la zona di Monza, dom Valerio Cattana, Padre Pino Mariani, don Luigi Stucchi, don Stefano Colombo e don Fabio Biancaniello entrava, allora, in Santuario dove veniva celebrata la Santa Messa solenne.
La comunità salutava don Lino con le seguenti parole:
“Oggi
è festa per tutti noi perché il nostro Parroco don Lino celebra 50 anni di
ordinazione sacerdotale.
Metà del suo sacerdozio il Signore lo ha regalato alla comunità di S.Valeria. Sapeva che abbiamo bisogno di un Pastore attento ai più poveri e deboli e accogliente con tutti. Sapeva che dovevamo imparare insieme con lui a concentrarci sulle dimensioni profonde e su quelle essenziali della nostra vita.
E
così don Lino è stato ed è parroco tra noi, instancabile educatore, saggio
maestro, schietto compagno di viaggio.
E’
tra noi ed oggi ha il nostro abbraccio pieno di gratitudine e di affetto.
Il
dono della fraternità che ci lega a lui – è don Lino stesso che si definisce
un Parroco “fratello” – è uno dei motivi di preghiera gioiosa e di
rendimento di grazie in questa solenne Eucarestia.”
Durante
l’Eucaristia, nell’omelia, don Stefano Colombo ringraziava don Lino per
questi cinquant’anni di sacerdozio e prendendo spunto dal brano di Vangelo
letto (Mc 1, 14-20), sulla
chiamata dei primi discepoli presso il lago di Galilea, diceva: ”Immagino
anche per te don Lino tanti anni di fatica e di pesca infruttuosa, ma chissà
quante volte, magari dopo aver passato notti a pescare senza successo, si è
fatto vicino il Signore suggerendoti semplicemente di gettare le reti, e le hai
ritrovate piene zeppe!” E ancora,
durante l’offerta dei doni la comunità ha voluto ricordare il cammino
sacerdotale di don Lino attraverso gli “incarichi” avuti in questi
cinquant’anni (coadiutore e assistente oratorio a Buscate e al Vigentino,
direttore di coro, incarichi pastorali diocesani durante la permanenza al
Vigentino e parroco a Bellinzago e S. Valeria)
con le seguenti parole:
“”Anche
oggi si compie l’incontro meraviglioso tra la nostra povertà e la tua
grandezza, Signore.
E’
il mistero che don Lino ha celebrato per 50 anni della sua vita. Accogli il
pane, accogli il vino. Su questo altare saranno il tuo corpo e il tuo sangue.
Accogli i segni del nostro quotidiano vivere, crescere, lavorare e in
particolare del cammino di questa vita sacerdotale: un paio di scarpe
sportive, un pallone da calcio, la vivacità di un oratorio,
l’entusiasmo dei ragazzi e dei giovani al quale don Lino ha unito il suo
entusiasmo di educatore; uno spartito, una bacchetta da direttore,
la meraviglia della musica, la bellezza di ogni inno che lodi te, Signore Dio,
il talento di don Lino che tante volte ha accostato la passione al linguaggio
musicale della preghiera; un sussidio per la formazione degli adolescenti,
il quaderno per la catechesi dei nostri ragazzi, l’impegno che don Lino
ha rivolto, nel servizio diocesano e in quello parrocchiale, alla costruzione di
percorsi educativi attenti alle stagioni della vita, ai bisogni profondi, alle
tappe della crescita; la radio che accompagna i malati anche nella
preghiera, un testo per la fede degli adulti, l’attenzione a chi è più
fragile, la cura del delicato processo di formazione della coscienza cristiana,
due azioni nelle quali don Lino non si è mai risparmiato.””
Al
termine dell’Eucaristia la comunità faceva a don Lino alcuni regali, segno di
gratitudine per quanto ha fatto nel suo ministero sacerdotale: la pergamena con
gli auguri papali, il numero unico contenente sia riflessioni sulla figura del
sacerdote sia la “storia di don Lino” attraverso le testimonianze di coloro
che hanno condiviso il cammino con lui, e anche gli auguri di chi,
sebbene molto caro a don Lino, non poteva essere presente a questi
festeggiamenti; poi un quadretto
d’argento con incisa l’effige della Madonna di S. Valeria e la dedica di
tutta la comunità parrocchiale. Inoltre,
don Lino ha ricevuto anche un presente dall’Amministrazione comunale dalla
mani del Sindaco, a significare i venticinque anni a Seregno e per manifestare
gratitudine a lui che, come parroco, è stato ed è punto di riferimento non
solo per la comunità dei fedeli ma anche per l’intera società civile; infine
poiché è anche cappellano dell’AVIS, don Lino ha ricevuto dei segni concreti
di riconoscenza dalle mani del loro presidente. Inoltre ha ricevuto una targa
ricordo dai coscritti e un dono anche dalla comunità delle suore Canossiane che
aiutano la parrocchia, ma sicuramente anche altri gruppi e associazioni sono
state “idealmente” presenti in questa serie di omaggi a significare il
desiderio di ringraziare don Lino per quanto ha fatto.
La
festa si è poi “spostata” al Buffet del Pellegrino per un pranzo
comunitario con circa duecento partecipanti, durante il quale don Lino ha fatto
il taglio di una gigantesca torta rotonda che riportava anche una sua foto del
1953, quando era prete novello.
La
giornata, molto intensa, è proseguita con lo spettacolo teatrale presso il
Cineteatro Santavaleria, interpretato da coloro che, quando don Lino arrivò a
Seregno nel settembre 1978, lo prepararono per festeggiare il venticinquesimo di
sacerdozio di don Lino presso il salone dotato di un piccolo palco
dell’oratorio di via Piave. Un gruppo di dieci persone circa, che allora aveva
poco meno di vent’anni, e che ora è “padre di famiglia” ha raccontato,
oggi come allora, la storia di don Natale, un prete di umili origini contadine,
la sua vita familiare, la sua vocazione (Dio chiama a “pascere le pecore”
con lo sconcerto di tutti i familiari) e le difficoltà del Seminario
(soprattutto quelle di superare gli esami di teologia) e la designazione del
Vescovo, Mons. Omobono Tremendo, al paese di Sottosopra nella Val di Mezzo (un
paese veramente sottosopra!!) nel quale don Natale riesce a farsi benvolere e a
creare una corale con la umile gente che vi abitava. Lo spettacolo si è
concluso con una sorpresa per don Lino ( entusiasta sostenitore della squadra di
calcio iuventina): la visione di don Natale che passato a “nuova vita”, si
ritrova a essere un diavolo rossonero!
Dopo
un pomeriggio festoso e pieno di sorprese, la serata
è stata sicuramente più composta ma altrettanto intensa: la processione
per le vie della parrocchia è stata occasione di meditazione, di ascolto, di
preghiera per le tante persone che vi hanno partecipato: don Lino ha ricordato,
al temine della solenne benedizione sul piazzale del Santuario, che proprio
questa sera, venticinque anni prima, era la sua prima sera in cui
definitivamente si stabiliva a S.Valeria. E questa processione ha dato a lui la
possibilità di passare in rassegna questi venticinque anni passati tra noi, i
momenti belli e anche quelli meno belli e ha pregato insieme a noi perché il
Signore accompagni sempre il suo cammino.
I festeggiamenti si concludevano lunedì 30 giugno con la S. Messa in orario serale con una quindicina di confratelli, presieduti dal Vescovo ausiliare della diocesi di Milano, già Vescovo di Crema, Mons, Libero Tresoldi, legato a don Lino da una amicizia di lunga data, e che festeggia anch’egli quest’anno il sessantesimo di sacerdozio. Il saluto a tutti i sacerdoti presenti è stato il seguente: “Nell’Eucaristia di questa sera ci raccogliamo attorno all’altare rivolgendo a Te, o Dio, una particolare preghiera di ringraziamento. Con il nostro parroco don Lino, che in questi giorni celebra e festeggia con la comunità parrocchiale i cinquant’anni del suo sacerdozio, ci sono i confratelli che hanno collaborato con lui nel servizio pastorale. Insieme hanno esercitato la corresponsabilità, superato le fatiche dell’intesa, sperimentato la gioia di non sentirsi soli nel cammino della missione. La presenza di più celebranti è dunque per noi un invito a riflettere sulla fraternità, regalo che anche a noi è chiesto di far crescere. Ti ringraziamo, Signore, per i nostri sacerdoti e per l’energia della comunione di cui ogni giorno fai dono alla tua Chiesa.”
Don Lino alla fine della S.Messa ha ringraziato Mons. Tresoldi della sua presenza e delle parole di riflessione e di augurio che gli ha rivolto durante l’omelia.
Poi per tutta la comunità, al termine della celebrazione, c’è stato il piacere di salutare e di poter dialogare con i sacerdoti presenti, alcuni dei quali da un po’ di tempo lontani da S. Valeria.
DON LINO RACCONTA DON LINO
Don
Lino non ama mettersi in evidenza, ormai conosciamo tutti la sua riservatezza, e
quindi siamo rimasti sorpresi di fronte alla serata organizzata, dal titolo
“Don Lino racconta don Lino”
Infatti
don Lino ha esordito dicendo: “Non so come ho fatto ad accettare una serata
come questa. Forse un momento di stanchezza mi ha fatto dire distrattamente sì.”
Ha
poi iniziato, sollecitato dalle domande del moderatore dott. Vittorio Sironi, a
raccontare la sua vocazione, ancora bambino: “Da piccolo ero molto affascinato
dalla figura del prete del mio oratorio. Pensavo: “Voglio fare quello che fai
tu”. Sono entrato in Seminario finita la quinta elementare. La vocazione è
una scelta del Signore, che però si serve anche di segni concreti.“
Gli
anni di Seminario sono stati molto intensi proprio allora c’è stata la sua
prima conoscenza con il Santuario di S. Valeria: “Ricordo che in IV ginnasio,
frequentata al seminario di San Pietro a Seveso, eravamo tantissimi. Ricordo
anche S. Valeria, perché venivamo nel Santuario all’inizio e alla fine di
ogni anno scolastico, per rinnovare la nostra adesione al cammino sacerdotale e
nel ‘45, siamo venuti anche per ringraziare per la fine della guerra. Poi S.
Valeria è uscita momentaneamente dalla mia vita per tornarci molti anni più
tardi.”
“La
mia classe era formata da 90 sacerdoti, perciò c’era l’esigenza di dividere
in due il gruppo numeroso: una parte sarebbe stata ancora in Seminario per
frequentare il quinto anno di teologia (che veniva aggiunto quell’anno).
Anch’io, anche per la mia giovane età, sarei stato tra questi se, non ci
fosse stata la richiesta del parroco di Buscate di un prete che conoscesse bene
la musica.”
Don
Lino viene quindi inviato a Buscate: ”Nel giorno stesso dell’ordinazione mi
fu consegnata la lettera con l’assegnazione alla parrocchia di Buscate. Qui mi
sono trovato subito bene. E’ quella che noi preti definiamo una “situazione
facile”. Io non avevo ancora 23
anni, quando arrivai lì. Questo l’ ho letto come un segno del Signore: dopo
12 anni di Seminario, ambiente “chiuso”, venivo mandato in un paese
“buono”, dove la gente seguiva volentieri le indicazioni del prete, e il
contesto era a me molto favorevole.”
Qui
don Lino ha modo di approfondire una sua passione: “Ho una grande passione per
la musica: in Seminario cantavo nel coro, ho imparato a cantare con grandi
maestri, ho frequentato l’Istituto Superiore di Musica Sacra quando ero a
Buscate e quando ero lì ogni settimana mi trovavo con altri giovani ad
ascoltare musica sinfonica.”
“Dopo
appena quattro anni fui destinato alla parrocchia del Vigentino, a Milano. Per
me comasco, Milano era come andare a New York, questa tappa fu per me
fondamentale. Questa era una parrocchia di periferia, nella quale, in seguito ai
bombardamenti causati dalla guerra, avevano costruito
una “serie” di case popolari. Io ero in un capannone che fungeva da
“chiesa” e ogni sera il Santissimo me lo portavo a casa! La grazia fu che
avevo papà e mamma che vivevano con me. Questa a Milano è stata una avventura
ma lì, in mezzo alle difficoltà, ho trovato la mia vera dimensione di prete.
Ho imparato tanto, a mettermi nella condizione di “fratello”, non guardare
dall’alto al basso la gente e andare all’essenziale nelle questioni.
“Dopo
sette anni a Milano al Vigentino, il Card. Colombo mi invia a Bellinzago. Poichè
i preti cominciavano a scarseggiare, per una parrocchia di 2500 abitanti bastava
un prete solo: io avevo già una certa esperienza e nello stesso tempo ero
ancora abbastanza giovane. Così mi sono trovato nominato Parroco, cioè
pastore, Padre, ma io mi sono sempre sentito fratello, e questo a volte è stato
motivo di equivoci.”
Ma
arriviamo al 1978: “Quando ho sentito che nell’aria c’era una nuova
destinazione, ho sentito il bisogno di fermarmi un attimo. Da 25 anni ero
sacerdote e avevo sempre “tirato avanti la baracca”, mi sentivo un po’
stanco. Volevo andare in una parrocchia di montagna! Era noto a tutti che allora
erano vacanti due grosse parrocchie: S. Valeria in Seregno e SS. Nereo e
Achilleo a Milano. Se avessero fatto scegliere me, avrei scelto Milano, perché
conoscevo bene il vicario episcopale Mons. Tresoldi.”
Sappiamo
però che i disegni del Signore sono imperscrutabili!
“I
primi tempi a S. Valeria, quando facevo la spola tra Bellinzago e Seregno,
venivo qui e non parlavo, perché volevo capire dove ero arrivato. Ho ascoltato
molto per capire. Qui c’era già una comunità ben organizzata (a Bellinzago
invece ho dovuto costruirla), perciò non dovevo smontare ciò che già c’era,
dovevo inserirmi piano piano, e poi avrei messo del mio.”
“Fare
il parroco significa fare da tramite anche con i superiori e con i confratelli.
Io cerco sempre di essere me stesso, con i miei limiti e i miei pregi.
Importante è sentirsi liberi e non sentirsi dei “padreterni”. Ciò
significa saper imparare da tutti.
Se penso che solo quello che faccio io è giusto e gli altri sbagliano, questa
è una situazione che impoverisce anche me.”
E
oggi? Don Lino racconta: “Due mesi fa il Card. Tettamanzi ha radunato i
parroci che, come me, sono anche Rettori di Santuari mariani. Io mi domando se
possiamo fare di più, anche se siamo sempre meno, noi preti, nel saper fare
proposte, invitare a una maggiore partecipazione anche i laici, tenendo conto
che la realtà che ci si presenta è molto variegata, i poveri oggi sono anche quelli dal punto di vista spirituale.”
E
infine una preghiera: “ Chiedo ogni giorno al Signore la grazia di non
“abituarmi” alla sofferenza degli altri. Ogni volta deve essere come la
prima volta. Per me è importante essere presente e sentire anch’io questa
sofferenza.”