Don Giuseppe Rimoldi

- parroco di S. Valeria dal 1954 al 1978 -

(da un'intervista di Massimo alla Sig.ra Maria nel mese di Aprile 2003)

alcuni ricordi fotografici

    ....... più di 40 anni!! ...... una vita passata a Seregno...... una guerra vissuta a Seregno.

    Non è facile ricostruire la storia di chi ci ha lasciato già da quasi 10 anni e che già da una quindicina non viveva più a Seregno.

    E’ per questo che decido di rintracciare la Sig.ra Maria, sorella di Don Giuseppe Rimoldi che, quasi novantenne, vive in quel di Mozzate, suo paese natio.

    Maria ha condiviso con Don Giuseppe un’esistenza intera, insegnando anche per molti anni alle scuole Umberto I.

    Quando mi apre la porta la riconosco immediatamente, il fisico un po’ incurvato e il volto rugoso non sono sufficienti per giustificare i suoi anni, che porta benissimo.

    Stupisce la grinta di sempre e la decisione con cui si muove tra le sue cose.

    Per prima cosa mi mostra lo studio di Don Giuseppe, è rimasto tale quale come lui lo ha lasciato, con la scrivania quasi nascosta dietro la porta, al riparo dalle possibili correnti d’aria tra porta e finestra, Don Giuseppe soffriva spesso di polmonite.

    Poi ci sediamo e le spiego cosa stiamo cercando di fare.

    Io con Alfredo, Pietro, Carlo………….e mi interrompe quasi subito chiedendomi notizie delle nostre famiglie, si ricorda di quasi tutti noi e già ha saputo che siamo sposati, mi chiede quanti figli abbiamo, l’età.

    E’ un piacere parlare con lei e alla memoria tornano ricordi di lei, la sorella Rita e soprattutto Don Giuseppe.

    Il carattere un po’ burbero, sempre molto essenziale.

    Lo ricordo dal pulpito, perché ancora si usava predicare da li, la veste nera con tutti quei bottoni, di cui non capivo se fossero veri o se nascondevano una “lampo”.

    Gli occhi arrossati in modo così evidente quando si commuoveva, soprattutto quando a S. Valeria tornava per occasioni particolari e già non era più parroco.

    Le battaglie di chi, prima di noi, riuscì a portare in chiesa la chitarra e con essa un repertorio di canzoni che oggi sono parte integrante della liturgia di molte S. Messe.

    “Cosa volete sapere, date, eventi, momenti particolari……….. è un tempo così lontano che non ha più spazio nella memoria”.

    Ma chi era Don Giuseppe Rimoldi?

    Dallo studio riemergono come reperti di antiquariato, gli album di foto di Don Giuseppe e comincio a sfogliare.

    Mi accorgo subito che gli album riportano soprattutto foto di altre persone, per la verità sono per il novanta per cento foto di amici, conoscenti, compagni di Messa, pochissime le foto che lo ritraggono, mai da solo.

    Addirittura un album contiene solo foto tessera di tipo militare dell’epoca, quasi ogni foto porta una dedica o è firmata, centinaia e centinaia di ragazzi di Mozzate, Seregno, Milano…etc.

    Maria mi racconta che negli ultimi anni di vita, nei momenti di sconforto, si chiudeva nel suo studio con questo album e sfogliandolo aveva una preghiera per tutti quelli che già avevano lasciato questo mondo e si commuoveva profondamente.

    In particolare me ne mostra una, un ragazzo morto all’età di 22 anni di T.b.c., forse contratta in guerra.

    “Quando Don Giuseppe aveva bisogno di chiedere una grazia a nostro Signore, si rivolgeva a questo ragazzo. Diceva sempre che era un santo, lui lo aveva assistito durante l’agonia”.

    Un volantino all’interno del secondo album mi riporta allo scopo della visita.

    E’ del 9 settembre 1979 e titola “ Chi è Don Giuseppe Rimoldi?” 50° di sacerdozio.

    “Don Giuseppe Rimoldi: prete sempre e dovunque. Questo lo stile del suo sacerdozio”.

    Ed ecco dunque la sua storia, concisa quanto precisa.

    Don Giuseppe Rimoldi nasce a Mozzate il 22 luglio 1906.

    Entra da giovanissimo nei seminari milanesi viene ordinato sacerdote il 25 maggio 1929.

    Viene destinato quale assistente all’oratorio S. Rocco di Seregno che essendo allora un unico grande centro parrocchiale conta circa un migliaio di ragazzi.

    Resterà tra i ragazzi del S. Rocco fino al 1937, quando con grande rimpianto degli oratoriani, passò alla parrocchia.

    Sono anni difficili, anni di miseria e prossimi al conflitto mondiale.

    Don Giuseppe si attiva all’oratorio S. Rocco organizzando per la prima volta l’oratorio feriale che diventerà poi una tradizione.

    Organizza gite e pellegrinaggi a piedi o in bicicletta in località a noi vicine, di norma i ragazzi giocano in oratorio pranzando al sacco.

    Resta responsabile dell’oratorio per una dozzina di anni poi, Don Giuseppe, diventa redattore del bollettino parrocchiale e responsabile della pagina Seregnese del settimanale “Il Cittadino”.

    Diventa promotore del "F.a.c.", una struttura di assistenza alle persone bisognose (molto simile alla S. Vincenzo) che opererà in ambito Cittadino contribuendo anche alla raccolta fondi per i missionari della città.

    Eredi di tale associazione sono i volontari del gruppo caritativo della nostra parrocchia che ancora oggi si adoperano per la raccolta e la distribuzione di generi di prima necessità alle persone bisognose.

    Passano gli anni della guerra e sono molti gli amici che Don Giuseppe non vedrà tornare dal fronte.

    Nel 1954, il 10 ottobre, Don Giuseppe Rimoldi prende possesso come parroco del Santuario di S. Valeria come nuova Parrocchia.

    Subentrerà a Don Emilio Balossi che seguiva il Santuario prima che diventasse Parrocchia.

    Per 24 anni sarà pastore della nostra comunità.

   E’ il momento della costruzione, prima l’oratorio femminile, poi il campanile di S. Valeria, che custodisce il sacrario dei caduti della città di Seregno.

    Infine, tra non poche difficoltà, un’opera imponente che sarà portata a termine dopo molti anni e con non poche difficoltà: la costruzione del "Centro Parrocchiale Famigliare".

    Nell’Aprile del 1978 Don Giuseppe rinuncia alla parrocchia di S. Valeria all’età di 72 anni e prima della scadenza naturale del suo mandato; decide, nonostante l’insistenza del suo Vescovo affinché resti e non lasci la Parrocchia.

    La motivazione delle sue dimissioni, oltre ai problemi di salute con cui fin dalla gioventù ha dovuto battagliare, saranno “l’esigenza per la Parrocchia di una persona giovane e dinamica, l’affidamento delle responsabilità pastorali a mani fisicamente più valide”.

    Don Giuseppe, si ritira nella sua Mozzate e qui muore nel 1995.

    E’il ricordo di una persona dal carattere difficile da comprendere, soprattutto per noi che l’abbiamo incontrato da bambini e da ragazzi, ma che alla luce del momento storico in cui l’abbiamo conosciuto, con l’esperienza del padre di famiglia, oggi ci sembra più vicina a noi.

    Sicuramente coerente e mai facile a conciliarsi il favore popolare con eleganti compromessi che avrebbero fatto comodo a molti, è stato inflessibile di fronte agli insegnamenti evangelici e questo lo ha reso a volte incompreso.

    Mi congedo da Maria portando con me alcune foto che ricordano i momenti più importanti della vita di Don Giuseppe.

    Primo fra tutti l’incoronazione della Madonna di S. Valeria con il Cardinal Schuster.

   Per me resta il ricordo di un pastore che mi ha indicato la via dove si lascia il bambino e si diventa uomini.